Gravina di Palagianello

Gravina di Palagianello

La Gravina di Palagianello, detta anche di San Biagio, è il terzo canyon più grande per dimensioni nell’ambito del Parco Terra delle Gravine.

Ricoperta da lussureggiante macchia mediterranea e da pini d’Aleppo di origine endemica, la gravina di Palagianello degrada dal paese omonimo sino al mare dando origine, insieme ai canali di bonifica della piana alluvionale, al fiume Lenne.

Il fondo della gravina è perlopiù asciutto durante l’intero periodo dell’anno, seppure a causa di piogge persistenti ed abbondanti si vengono a creare effimere pozze d’acqua importanti per la conservazione di specie anfibie come il tritone italico, il rospo smeraldino e il rospo comune.

La comunità faunistica è arricchita dal lupo, al vertice della catena alimentare, dall’istrice e dal tasso tra i Mammiferi, dal nibbio bruno, biancone, poiana e gheppio tra i rapaci. A questi ultimi si uniscono barbagianni, civetta, gufo comune e assiolo tra i rapaci notturni. Tra le pareti rocciose e le case del villaggio rupestre vivono tutte e tre le specie di geco presenti in Italia, geco verrucoso, geco comune e geco di Kotschy, quest’ultimo di origine balcanica e presente esclusivamente in Puglia e nei pressi di Matera.

La flora di arricchisce della fioritura estiva ed autunnale della campanula pugliese che occhieggia sulle pareti rocciose e tra le case del villaggio rupestre. Il versante della gravina su cui insiste il villaggio e l’attuale borgo di Palagianello, è sapientemente organizzato in terrazze per la coltivazione di giardini sin dal periodo medievale, laddove erano coltivati orti e frutteti ad uso familiare. A questi sono stati affiancati, in un periodo più recente, scenografici fichi d’India e agavi americane dal fascino esotico. Tra una terrazza e l’altra spesso sono state ricavate strade cinte da antichi muretti a secco che dal villaggio medievale conducono sul fondo della gravina.

In corrispondenza del paese di Palagianello insiste il vecchio tracciato della ferrovia Bari – Taranto su un suggestivo ponte in pietra di epoca fascista che sostituisce quello in ferro della fine dell’Ottocento. Il tracciato ferroviario, abbandonato dal 1997, è stato recentemente riqualificato a pista ciclopedonale per godere in maniera sostenibile la gravina e il territorio circostante.

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