Gravina di Riggio

Gravina di Riggio

La gravina di Riggio prende probabilmente il nome da Rudiae, il villaggio rupestre medievale che qui vi insisteva e con tutta probabilità abitato fino alla fine del 1300, quando si originò l’agglomerato urbano di Grottaglie che tutt’ora conosciamo. La gravina è un’ampia incisione carsica, lunga 4 km circa, facente parte del bacino idrografico del Mar Piccolo di Taranto. E’ caratterizzata da ampie pareti calcaree e calcarenitiche, da un ampio villaggio rupestre costituito da case scavate nella roccia, cisterne, magazzini, chiese e da una colombaia a servizio dell’intera comunità. Nella parte più alta della gravina insiste la cosiddetta casa – fortezza, cenobio medievale di monaci di provenienza orientale, in prossimità del caggione, ampia conca carsica sul fondo della gravina e sotto la parete su cui si origina la cascata a seguito di importanti e persistenti precipitazioni piovose. Il caggione è spesso allagato ed ospita una popolazione di tritone italiano, specie endemica del Centro – Sud Italia. Quando il caggione tracima determina la formazione di un rigagnolo d’acqua che alimenta piccole pozze d’acqua temporanee su tutto il fondo della gravina. Le pozze sono frequentate da rane verdi, rospo comune e rospo smeraldino che qui vi depongono le uova in primavera. Il villaggio di Riggio conserva una bella chiesa rupestre con resti di affreschi databili al IX e al XII secolo. Possiede due altari, uno maggiore, centrale, con una Deesis classica costituita da Cristo Pantocratore, Vergine e S. Giovanni Battista, e da un altare minore, laterale. Nella chiesa maggiore della gravina di Riggio – se ne conosce un’altra, infatti, più piccola e priva di affreschi – insiste l’unica rappresentazione nelle chiese rupestri medievali di Puglia dei profeti Elia ed Eliseo. Un lucernaio al centro della volta della chiesa serviva per fare luce, come comignolo per i fumi delle candele e come via di fuga in caso di necessità*. Il fondo della gravina è ricco di macchia mediterranea e da numerose piante aromatiche come rosmarino, mirto, timo arbustivo, santoreggia pugliese, menta selvatica e melissa.

Fonti: 1999, Laddomada S. – Prima di Martina, gli avvicendamenti umani in grotta e nel territorio dal paleolitico al medioevo. Centro di Documentazione e Tutela delle Grotte Preistoriche e Cultuali.

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